Dopo il lancio del Manifesto per un nuovo Inpgi, agli inizi di gennaio, siamo “spariti” ma solo momentaneamente. Avevamo intenzione di organizzare un incontro da remoto ma non siamo riusciti a farlo: siamo anche noi lavoratori autonomi e non è facile conciliare i vari impegni di tutti. Contiamo, però, di farlo a settembre, magari in presenza (dipende dalla pandemia) o in modalità mista.
Vi raccontiamo cosa è successo in questi mesi.
Attraverso il Manifesto per un nuovo Inpgi, i comunicati stampa alle agenzie, i social, abbiamo sollecitato un coinvolgimento della “base” dei lavoratori autonomi nella stesura dello Statuto del nuovo Inpgi perché abbiamo diritto ad avere voce in capitolo sulle regole da stabilire per la futura gestione dell’ente previdenziale, quindi delle nostre pensioni future.
Abbiamo aspettato, invano, notizie; fino a quando, agli inizi di giugno, abbiamo saputo che gli attuali amministratori di Inpgi (in maggioranza dipendenti e pensionati) si accingevano a presentare in Consiglio generale una bozza di Statuto e di Regolamento del nuovo Inpgi degli autonomi, tenuta nascosta agli stessi rappresentanti delle minoranze che avrebbero dovuto votarla (serve la maggioranza qualificata per l’approvazione).
Effettivamente hanno presentato la bozza dello Statuto in Consiglio generale il 16 giugno: è stata bocciata; per fortuna, aggiungiamo noi. Abbiamo scoperto che le nuove regole che avevano proposto, incredibilmente, miravano a dichiarare automaticamente l’ineleggibilità degli iscritti che non hanno già rivestito ruoli dirigenziali nel sindacato e nelle sue articolazioni. In pratica, volevano escludere dalla competizione elettorale la maggior parte degli iscritti che esercitano davvero la professione giornalistica in modo autonomo, e che hanno diritto ad avere una reale rappresentanza!
Ancora: a fronte di pensioni misere percepite dagli iscritti a Inpgi2 (in media 209 euro lordi al mese come risulta dai bilanci dell’Istituto), gli amministratori uscenti intendevano mantenere l’attuale gestione pletorica e costosa di sedi regionali (attraverso fiduciari) che vanno a finanziare il sindacato cui, peraltro, la maggior parte degli autonomi non aderisce.
Non tutti sanno che, prima del passaggio all’Inps, la Cassa di previdenza dei dipendenti Inpgi1 erogava ogni anno circa due milioni e mezzo di euro al sindacato (FNSI e Associazioni regionali di stampa) in cambio di “servizi” (Fonte: bilanci Inpgi http://www.inpgi.it/…/INPGI%20-%20Bilancio%20Consuntivo… ). “Servizi” che non avrebbero più ragione di esistere con il Nuovo INPGI che, con 77 dipendenti rimasti a carico (tra cui qualche dirigente con stipendio di 235 mila euro l’anno, si veda qui: http://www.inpgi.it/?q=node/1398 ), avrà forze più che sufficienti per ottemperare a tutti i servizi necessari e anche per mettere alcune unità a disposizione degli iscritti per rispondere prontamente alle loro richieste ed esigenze. Questi soldi saranno comunque erogati al sindacato dal nuovo Inpgi degli autonomi? Non lo sappiamo. Sappiamo però che, nella bozza di Statuto bocciata, gli amministratori uscenti avevano proposto di mantenere i fiduciari presso le Associazioni regionali di stampa.
A fronte di queste manovre oscure che di certo non fanno gli interessi degli autonomi, peraltro mai coinvolti in nessuna consultazione (attualmente non sappiamo quali siano le loro intenzioni visto che lo Statuto andava approvato entro il 30 giugno ndr), siamo arrivati alla conclusione che non resta che passare anche noi all’Inps per evitare che il patrimonio di Inpgi2 – ricco, ma grazie ai nostri contributi – sia ulteriormente sperperato; senza, peraltro, avere in futuro pensioni dignitose.
Abbiamo quindi deciso di scrivere subito a TUTTI i capigruppo di Camera e Senato sollecitando un incontro per esporre le nostre preoccupazioni.
Ci hanno ricevuto solo la Sottosegretaria al Ministero del Lavoro, senatrice Rossella Accoto (Movimento 5Stelle) e l’onorevole Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia), membro della Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati.
La Sottosegretaria Accoto ha recepito le nostre richieste e ha voluto i nostri documenti. Ci ha promesso che avrebbe parlato di noi e delle nostre richieste anche con il Sottosegretario all’Editoria Giuseppe Moles e con il presidente INPS, Pasquale Tridico.
L’onorevole Rizzetto ha presentato lo scorso 12 luglio in Commissione Lavoro della Camera un’interrogazione a risposta immediata, «Sulla situazione previdenziale dei giornalisti autonomi e freelance», al Ministro del Lavoro. Ha risposto la sottosegretaria al Lavoro Tiziana Nisini (Lega), secondo la quale va tutto bene (si veda qui a partire dal minuto 20:30 https://webtv.camera.it/evento/21092).
Poi c’è stata la crisi di Governo e nessun altro politico ci ha convocato. Ora, non ci resta che far sentire di nuovo la nostra voce appellandoci ancora una volta a tutte le forze politiche perché si assumano, in questa campagna elettorale, un impegno concreto a favore dei giornalisti autonomi sia sul fronte dei compensi che devono essere davvero equi e professionali, sia sul fronte previdenziale perché anche Inpgi2 – come già avvenuto per Inpgi1 – passi in Inps e sia perseguita una riforma del sistema previdenziale che garantisca pensioni dignitose ai giornalisti autonomi.

